Yes We Scam — Schlein riparte dal mito di Obama
La segretaria del PD rispolvera la favola del progressista lontano dalle élite. Peccato che la realtà parli di droni, deportazioni record e Wall Street: la grande truffa liberal di Hollywood
Il PD riparta da Obama, uomo di pace lontano dalle élite finanziarie e dai miliardari. Questo secondo Elly Schlein, ancora ubriaca dal summit progressista mondiale dove si è scatenata in selfie e strette di mano social culminate in un’apparizione nel salotto di Fabio Fazio, che ospitava Bernie Sanders, confermandosi il megafono ufficiale dell’imperialismo liberal.
Insomma, per sconfiggere le destre manca solo un’irruzione di Benigni che ci spiega la Costituzione mentre i carri armati sventolanti bandiere USA avanzano per liberarci dai fascismi e titoli di coda (e Oscar assicurato con benedizione di Steven Spielberg, storico fundraiser di Obama!).1
Certo, sarebbe perfetto se a salvare il mondo dagli oligarchi bianchi fosse un uomo nero figo come un rapper, con la voce calda come un blues, che si ribella agli imperi per vendicare il sangue dei suoi antenati deportati per costruirli.
Di meglio ci sarebbe solo se a farlo fosse sua moglie che, infatti, nella più grande democrazia del mondo — dove per aspirare a diventare presidente devi averne sposato uno — è stata spesso considerata come possibile candidata.
Ma Barack Hussein Obama è stato davvero un uomo di pace?
Insignito del Premio Nobel per la Pace sulla fiducia nel 2009 — poiché ricevuto a solo un anno dall’investitura — Obama ha governato sotto il segno della guerra permanente. È stato il primo presidente USA a mantenere il Paese in stato di conflitto per tutti gli otto anni del proprio mandato, autorizzando massicci bombardamenti e attacchi in sette nazioni — Libia, Siria, Iraq, Somalia, Yemen, Pakistan e Afghanistan — e sdoganando l’uso sistematico e letale dei droni.
Fa quasi sorridere vedere oggi Obama attaccare duramente l’ICE trumpiana parlando di “tattiche senza precedenti” e derive da “regimi autoritari”, quando è stata proprio la sua amministrazione a consolidare l’apparato remigratorio moderno degli Stati Uniti.
Per i migranti, il primo presidente afrodiscendente è stato il *“Deporter-in-Chief”* (*Deportatore in capo*), soprannome attribuitogli dagli stessi attivisti per i diritti dei migranti. Sotto la sua amministrazione, l’ICE ha macinato numeri record: oltre 3 milioni di espulsioni.
E le famose immagini dei bambini migranti rinchiusi nelle strutture recintate al confine con il Messico, diventate nell’immaginario collettivo il simbolo della “crudeltà della destra”, provengono da infrastrutture create e utilizzate già sotto la presidenza Obama durante la crisi migratoria del 2014, nel silenzio complice del progressismo globale.
Per quanto riguarda l’essere un leader “lontano dalle élite finanziarie”, la realtà è molto diversa, essendo i grandi istituti bancari tra i maggiori finanziatori della campagna elettorale del presidente unto mediaticamente da Oprah.
Di fronte al crollo dei mutui subprime, la sua amministrazione ha gestito e implementato il colossale piano di salvataggio pubblico a beneficio delle grandi banche d’affari (il TARP, varato negli ultimi mesi della presidenza Bush ma erogato e integrato sotto la gestione Obama), mentre milioni di cittadini americani perdevano la casa.
La vicinanza tra la sua squadra e i vertici di Wall Street è emersa chiaramente con le rivelazioni di WikiLeaks: un’email interna svelò che Michael Froman, allora dirigente di Citigroup e contemporaneamente membro del team di transizione di Obama, aveva inviato una lista di ministri e viceministri ideali prima ancora delle elezioni del 2008. Una lista che il futuro presidente applicò quasi alla lettera, piazzando figure gradite ai mercati finanziari ai vertici del Tesoro.
Questa gigantesca operazione di potere economico e militare ha avuto come sponda la più grande fabbrica del consenso della NATO: Hollywood.
Magnati dell’intrattenimento, registi premio Oscar e attori cult hanno trasformato la figura di Obama in un brand pop globale, anestetizzando ogni critica sociale.
Mentre le famiglie della classe media affrontavano la precarietà, le campagne elettorali dei Democratici venivano sostenute dai milioni di dollari raccolti nei galà blindati e nelle ville della West Coast. Tanto che Obama fu criticato apertamente da Kris Jenner dopo aver preso le distanze dalla celebrity culture incarnata dall’universo Kardashian/West, definendola un modello distorto del sogno americano.
Ma era lo stesso modello che lo aveva portato alla Casa Bianca: una fitta rete di lobby culturali e miliardari californiani che ha garantito l’estetica della giustizia sociale a un’amministrazione che, nei fatti, portava avanti politiche pragmatiche e strutturali distanti da quelle che la segretaria del PD Schlein va millantando oggi.
Non sorprende: Schlein è cresciuta dentro una cultura politica fortemente statunitense e atlantista. Oltre che cittadina svizzera e italiana, ha ereditato il passaporto americano da suo padre Melvin (detto Mel), politologo cresciuto nel New Jersey, dove da giovane raccoglieva fondi per il Movimento Sionista prima di trasferirsi in Israele e dormire nei kibbutz — simbolo del sionismo socialista — con il mitra sotto il letto.
A nessuno piace Trump, ma il 44° presidente degli Stati Uniti d’America è stato l’espressione più sofisticata dell’alleanza tra le grandi élite del Paese — Washington, Hollywood, Silicon Valley e Wall Street — proseguendo la linea tracciata dai tempi di Bill Clinton.
Una truffa o, se volete, una performance con tanto di Beyoncé e Jay-Z scritturati nello sceneggiato.
TO BE CONTINUED.
In un’intervista del 2005, parlando del film, Mario Monicelli dichiarò: “Non come quelle storie inventate, non come quella mascalzonata di Benigni in La vita è bella, quando alla fine fa entrare ad Auschwitz un carro armato con la bandiera americana. Quel campo, quel pezzo d’Europa lo liberarono i russi, ma... l’Oscar si vince con la bandiera a stelle e strisce, cambiando la realtà.”





È che Schlein, come il PD, è parte della stessa menzogna.
Quali esempi migliori degli Obama, Barak e Michelino, potrebbe seguire l'ebrea elvetica lgbtq+?